I terrazzamenti della Costiera Amalfitana, monumento alla tenacia dell’uomo

I terrazzamenti della Costiera Amalfitana, monumento alla tenacia dell’uomo

Qual è il monumento più importante della Costiera Amalfitana? Qualcuno, senza esitare, risponderebbe il Duomo di Amalfi o, perché no, le paradisiache ville di Ravello, magari continuando a ragionare sulle numerose chiese e monasteri e sui tanti antichi palazzi. Fermandoci un attimo a riflettere, tuttavia, notiamo la presenza di un monumento che più di tutti ha condizionato il paesaggio e la vita della Costiera, che più di tutti, come vuole il significato antico del termine monumentum, conserva il ricordo e l’immagine delle attività di un passato e di un presente non sempre facile: i terrazzamenti, che dal primo all’ultimo paese, dal mare alla collina, fasciano la Costiera come un bimbo da proteggere e plasmare.

I terrazzamenti della Costiera Amalfitana sono un monumento immenso e diffuso, costruito nei secoli da laboriosi e anonimi architetti paesaggisti troppo spesso dimenticati dalla storia; sono il simbolo della determinazione dell’uomo che pietra su pietra, col sudore e la speranza di un futuro migliore, ha trasformato le montagne in favolosi giardini pensili.

I giardini strappati alla montagna hanno permesso a generazioni di uomini, a partire dal radioso periodo medievale, di sfamarsi e ai più fortunati di arricchirsi, hanno disegnato e sostenuto il paesaggio agricolo e urbano della costiera, hanno disciplinato una situazione idrogeologica complessa e pericolosa, proteggendone i suoi abitanti. Le ragioni ambientali e culturali accennate richiedono quindi la massima attenzione e il massimo sforzo utile a preservare un paesaggio tanto affascinante quanto delicato.

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La tecnica di costruzione dei terrazzamenti

davLa realizzazione dei terrazzamenti richiede tecniche costruttive sofisticate, frutto di una secolare esperienza e degli scambi culturali che nei secoli gli abitanti della costiera hanno avuto con gli altri popoli del Mediterraneo.

Il primo passo è la realizzazione delle “macere”, i muri di contenimento del terreno che costituisce l’area coltivabile della terrazza, che nel gergo prende il nome di “chiazza” (la piazza in napoletano). Le macere o “macerine”, di altezza variabile a seconda del dislivello da colmare, sono realizzate con una sapiente disposizione a secco delle pietre ricavate sul posto, partendo dalle più grandi e pesanti in basso a quelle di dimensioni minori in alto, con uno spessore del muro massimo alla base che diminuisce man mano si va in alto; la sommità del muro è chiuso con il “cottimo”, una cornice di calce che compatta il tutto. In alcuni casi anche la base e alcune fasce orizzontali sono rinforzate con l’utilizzo della calce, ricavata dalla roccia calcarea di cui è costituita gran parte della Costiera Amalfitana. Tra il muro e il terreno è utile predisporre una cortina di pietrisco che aiuta il drenaggio delle acque. 10688002_10206837467842704_5277696746943400603_oIl drenaggio delle acque è fondamentale per la conservazione dei terrazzamenti, è favorito dai muri a secco che lasciano fluire le acque piovane e dai sapienti sistemi idraulici, tra cui anche le tecniche di coltivazione e il modo di solcare il terreno, che permettono il deflusso delle acque senza provocare lo spanciamento delle macere. Le acque, una volta irreggimentate, possono essere raccolte in cisterne di dimensioni variabili, le cosiddette “peschiere” e sfruttate per l’irrigazione per discesa.

Limoni, viti, ortaggi e ogni tipo di pianta coltivabile a queste latitudini, andranno a completare una gigantesca opera di land art, giardini divini che generazioni di scrittori, artisti e viaggiatori hanno decantato e rappresentato in ogni modo.

Foto a cura di Alessandro Milano (Riproduzione riservata)