Storia di Ravello

In una stupenda posizione panoramica, adagiata su uno sperone roccioso dei monti Lattari che divide la valle del Dragone da quelle della Reghinna, sorge Ravello, universalmente riconosciuta come la Città della musica.

La sua ampia vista sul golfo, le sue bellezze naturali ed artistiche, la sua atmosfera cosi particolare fatta di solitudine e silenzio, la visione smagliante dei suoi giardini e quella quasi fiabesca dei suoi scorci panoramici, ne fanno un luogo di soggiorno indimenticabile, un’oasi di infinita tranquillità.

Cosa vedere a Ravello? Le alternative sono davvero tante. E’ bene sapere che da questa spettacolare balconata da cui si gode uno scenario unico al mondo, musicisti, artisti e scrittori, tra cui Ruskin, Mirò, Echer, Gide, Lawrence, Turner trassero l’ispirazione per le proprie opere.

Il musicista R. Wagner immaginò, nel parco di Villa Rufolo, il giardino fatato di Klingsor del suo capolavoro, Parsifal.

L’abitato, fatto di piccole case, contorte stradine, ville e chiese dagli stupendi mosaici che testimoniano la decisa influenza bizantina e araba, conserva il suo aspetto medievale.

Storia di Ravello

La nascita della città  può fissarsi, presumibilmente, tra il IV e il VI secolo d. C. come testimoniano sarcofagi, urne cinerarie, lastre tombali ritrovati sul territorio.Le prime notizie certe su Ravello risalgono al IX secolo, quando entrò a far parte della Repubblica Marinara di Amalfi.

Ed è proprio ad Amalfi che Ravello deve il suo nome; infatti, pur essendo un possedimento di Amalfi, quando questa si ribellò ai Normanni, Ravello volle rimanere a questi ultimi fedele e per tale motivo gli amalfitani chiamarono quel luogo Rebello da cui Ravello.

Grazie ai traffici e alle attività  commerciali dei suoi intraprendenti e facoltosi uomini d’affari in tutte le città  del Mediterraneo, ove fondarono vere e proprie colonie dette Rue Ravellenium, Ravello raggiunse tra il X e il XIII secolo il massimo splendore nel campo economico, commerciale e culturale.

Per la fedeltà  mostrata verso i Normanni, nel 1086, ad opera di Ruggero di Altavilla, detto Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, fu elevata dal Papa Vittore III a Sede vescovile, col privilegio di essere dipendente direttamente dalla Sede Romana.

Tornata sotto la protezione di Amalfi ed avendola aiutata nel 1135 dando il tempo a Ruggero il Normanno di giungere e sconfiggere gli invasori Pisani, subì per vendetta nel 1137 tre orribili giorni di devastazione e saccheggio da parte degli stessi Pisani che avevano già  saccheggiato e distrutto la città  di Amalfi.Ripresasi dalle grave sconfitta, la città  continuò ad essere per altri due secoli un ricco e fiorente centro artistico, religioso e culturale.

Dal secolo XV, a causa del trasferimento a Napoli delle principali famiglie gentilizie ravellesi e di altri eventi politici e naturali, iniziò il suo lento declino che culminò nei secoli XVII e XVIII.

Ai viaggiatori stranieri e soprattutto agli artisti, che nel secolo XIX ne divulgarono la fama delle bellezze naturali e dei suoi antichi ed artistici monumenti, spetta il merito di aver dato inizio alla rinascita civile, economica e culturale di Ravello.

Ravello oggi: cosa vedere?

Oggi questa affascinante cittadina è diventata, anche per i suoi alberghi, tutti con vista sul mare e perfettamente inseriti nelle caratteristica architettura medievale del ducato amalfitano, un importante centro di turismo internazionale.

Tra le principali attrattive, oltre alle Ville, abbiamo il Duomo che rappresenta il principale monumento religioso cittadino. Vista la vicinanza a Scala e Tramonti e, quindi, alla collina, Ravello può essere anche una valida meta per pianificare escursioni nel verde per gli amanti del trekking e della camminata.

Una menzione a parte, poi, merita Villa Cimbrone.

Da non perdere: Villa Cimbrone

Famosa per una scena del film “La Principessa Sissi”. La storia della villa che inizialmente era un vasto podere dove crescevano rovi e sterpi, è legata a Nicola Mansi, un sarto Ravellese emigrato in Inghilterra.

Ritornato a Ravello trasformò, con l’aiuto di maestranze locali, quel podere in una villa caratteristica che stupisce per singolari bellezze e per la varietà di suppelletti antichi, acquistati dappertutto.

A sinistra vi è un preziosissimo cortiletto, l’ingresso è abbellito da bifore e da due archi d’ingresso poggianti su colonne.

Una porticina conduce in una caratteristica sala a terrazza della cripta, una costruzione veramente originale, piena di maestà ed armonia, dove la solitudine si tramuta in una festa per chi guarda e contempla.

A destra del chiostrino è posta una torre di difesa a quattro piani incorporata al castello tutto decorato. I suoi interni sono ricchi di statue, bassorilievi, mobili antichi, arazzi e dipinti. Di fronte vi è un’altra torre di abbellimento coperta da maioliche.