Tra le tante manifestazioni ed eventi organizzati a Maiori nel corso degli anni, il Gran Carnevale Maiorese, in particolare, è riuscito nell’ardua impresa di diventare tradizione, cioè trasmissione di memorie e competenze tra generazioni. In questo articolo, scritto dal nostro Alessandro Milano, abbiamo voluto ricostruire la storia dell’evento.

Sebbene non sono passati poi tanti anni da quella prima edizione del 1971, nei racconti di chi c’era, quel primo carnevale ha già assunto aspetti leggendari, spinto soprattutto dalla caratteristica che meglio accomuna e smuove, nel bene e nel male, i millenari paesi d’Italia:il campanilismo.

Il Carnevale di Maiori, a detta dei testimoni, nasce proprio dall’eterna competizione tra vicini di casa, in questo caso i cittadini di Minori che, in anticipo, già alla fine dei fantastici anni ’60 organizzavano una sfilata di gruppi con maschera a tema, ospitando di consueto amici delle altre cittadine della Costiera; i maioresi in particolare accolsero con entusiasmo l’invito.  Durante il carnevale del 1970 però qualcosa andò storto per i maioresi i quali, non accettando il verdetto che relegava il loro “Satyricon”, di Petroniana e Felliniana memoria, all’ultimo posto dell’annuale competizione, si ripromisero per l’anno successivo di organizzare la loro sfilata carnevalesca.

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Nasce così il Gran Carnevale Maiorese che nelle prime edizioni conservò i connotati già sperimentati a Minori, quelli di un lungo corteo di carri con scenografie e maschere a tema. La sfilata, da subito, ebbe notevole successo, grazie soprattutto al carattere genuino e popolare della festa, che coinvolgeva nel suo spirito goliardico gran parte del paese. I maioresi prima ancora di far divertire gli altri si divertivano loro stessi, generando un coinvolgente circolo di allegria, molto spesso ironizzando ed esorcizzando problemi e tematiche di attualità che ai nostri occhi sembrano ancora moltovicine alla nostra quotidianità.

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Foto di una sfilata della storica manifestazione

Alla metà degli anni settanta le scenografie dei carri iniziarono ad essere realizzate con l’antichissima tecnica della carta pesta, ancora oggi utilizzata. Appena trascorso il Natale in paese inizia una febbrile attività che coinvolge centinaia di cittadini nella realizzazione dei carri allegorici che,nei fino alla domenica precedente al carnevale, trasforma i Maioresi in modellatori, pittori e maestri di ogni altra arte manuale e la città in un grande cantiere artistico; c’è chi modella il ferro creando lo scheletro dei personaggi, chi recupera la carta e, con pazienza, riveste la sagoma in fil di ferro attaccando i brandelli di carta con la cosiddetta colla di “sucuzzella”, chi colora, chi bada ai movimenti del carro, chi alle luci e così via; ogni costruttore da il suo contributo al carro con le proprie competenze.A completare la sfilata gli immancabili gruppi di ballo che con molti giorni di prova, perfezionano le corografie eseguite anche dai più piccoli, nessuno sfugge o escluso dalla grande festa.

Lo spirito del Gran Carnevale Maiorese conquistò presto gli altri abitanti della Costiera Amalfitana e soprattutto i forestieri che di anno in anno accorsero sempre più numerosi alla manifestazione arrivando agli inizi degli anni ’80 ad essere considerato da molti il “secondo carnevale d’Italia”, dopo Viareggio, osservato con attenzione anche dagli organizzatori di altre importanti manifestazioni carnevalesche.

Oggi il Gran Carnevale Maiorese, più che un evento, è una vera è propria tradizione, un pezzo di vita e di memoria di tutti i sui abitanti. L’organizzazione della manifestazione procede incurante delle mille difficoltà, indifferentemente dal “come si fa”, l’importante, infatti, è che “si fa”, perché al carnevale non si può rinunciare. La sua assenza sarebbe molto di più di una mancata occasione di divertimento, per la Città di Maiori significherebbe l’assenza di un importante momento di elaborazione artistica,  di satira e di riflessione sull’attualità, di acquisizioni di competenze spesso in via d’estinzione e, soprattutto, un fondamentale e vitale momento di aggregazione cittadina.

Foto edizione 2016