Storie di donne della Costiera Amalfitana

Storie d’altri tempi? Storie di madri e di figlie, di moglie e sorelle, donne di ogni età destinate a sostenere l’enorme peso delle famiglie e delle loro esistenze. Sembrano ormai lontani questi tempi, quando si lavorava per il pane e il lavoro era dura fatica, ma nei racconti e nel fisico delle nonne e delle mamme, nelle esperienze ancora attuali di tante donne della Costiera è vivo il pensiero di una vita fatta di sacrifici che incessantemente mettono alla prova i loro corpi delicati.

 

Il paradisiaco territorio amalfitano, nei secoli, ha sempre chiesto un tributo per beneficiare della sua bellezza, un gravame pagato troppo spesso dalle sue donne. In passato ogni mestiere era duro, ma se alla mancanza di comodità tecnologiche abbiniamo l’asperità del territorio costiero possiamo provare ad immaginare la fatica di queste donne e la loro abnegazione. I sentieri montani, i resti degli antichi opifici, le terrazze di limoni, tutto ancora oggi sembra conservare l’eco dei canti intonati dalle femmene ‘e viaggio, dove per “viaggio” dobbiamo pensare al faticoso trasporto di qualsiasi materiale. Il loro spirito gioviale, l’orgoglio e la dignità di provvedere alle necessità dei propri cari e di loro stesse, le rende un esempio universale della emancipazione femminile.

Processioni di furmechelle, così le definì il poeta maiorese Peppino Di Lieto nell’omonima poesia, femmene minute… cu’ ‘a forza ‘e ‘nu gigante, salivano e scendevano dai ripidi sentieri e scalinate che conducono a valle, intente a trasportare ogni genere di materiale, a carriare (non è un inglesismo ma il verbo utilizzato dalle trasportatrici)  tutto quello che era di supporto fondamentale alle attività degli uomini, in particolare alla limonicoltura. E così, tra una carico di frasche e una sporta di limoni, tra un servizio in cartiera e uno in cucina, costruivano il futuro dei loro figli, delle nostre comunità. Storie d’altri tempi?

Dedicato alle furmechelle di oggi e di ieri, al loro impegno, al loro esempio.