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Tra Capo d’Orso e il breve promontorio che la divide da Minori, sorge Maiori, una splendida località balneare collocata sulla piana alluvionale che costituisce la parte terminale del canalone di Tramonti, che può vantare il patrimonio ricettivo turistico alberghiero più ingente presente sulla Costiera Amalfitana.
Il suo caratteristico abitato a forma di anfiteatro sul mare, il suo Lungomare e la sua grande spiaggia di rena finissima su un mare cristallino, i suoi suggestivi paesaggi fioriti e la sua storia scritta nei monumenti, fanno di Maiori una meta ambita per quanti volessero trascorrere un periodo di vacanza tra antico e moderno, arte e tradizioni, sole e mare.
Fondata, secondo la tradizione, dagli Etruschi attorno al VII secolo a.C. col nome di Rheginna Major per distinguerla dalla vicina Minori detta Rheginna Minor (dal nome di due fiumi uno più grande e l’altro più piccolo detti Regina e Reginella), passa successivamente sotto il dominio romano e, nel V secolo d.C., alle dipendenze di un gruppo di famiglie capitoline che danno origine alla civis vera e propria.
Distrutta e saccheggiata nel IX secolo da Sicario duca di Benevento, fu ben presto ricostruita e fortificata con mura di difesa e torri, di cui ancora oggi sono visibili i resti.
Possedimento della Repubblica di Amalfi, con divide le vicende, Maiori è sede degli Arsenali Maggiori, dell’Ammiragliato, nonché della Dogana e del Fondaco del sale.
Successivamente passa con Amalfi al Ducato bizantino di Napoli che, seppur ricchissimo e potente, attorno all’anno 1000, dovette capitolare davanti a Roberto il Guiscardo figlio di Tancredi di Altavilla che pone fine al disordine dei paesi della nostra provincia, lacerati dalle continue lotte tra Longobardi, Bizantini e Saraceni. Iniziava così il periodo della monarchia feudale e, con essa, delle grandi trasformazioni nella struttura agricola, nel commercio e nella vita cittadina, tanto che Maiori ebbe una fiorente marina mercantile e fu in grado di costruire navi di grande portata.
All’invasore normanno che stava gettando le basi di un progetto unitario italiano, il Papa oppone una Lega, partecipi tra l’altro i Pisani, acerrimi nemici di Amalfi, che nel giugno del 1135 misero a ferro e fuoco l’intero litorale e, successivamente, nel 1137, oltre a distruggere e saccheggiare la città di tutti i suoi tesori, abbatterono tutte le fortificazioni.
Lontani i forti ducali, per Maiori i secoli scorrono lenti e bui; solo le attività economiche come le cartiere, gli opifici e le concerie disposte lungo la valle del fiume Rheginna, e soprattutto la flotta mercantile continuano a dare lustro alla città.
Il violento maremoto del 1343, la peste del 1348, le incursioni piratesche e le terribili alluvioni, provocano inevitabilmente il declino di Maiori. La sua ricostruzione stravolge radicalmente le sembianze cittadine, spuntano alberghi e palazzi: parte l’avventura turistica. |