Maiori, Cosa Vedere? Hotel, Ristoranti e Spiaggia per una vacanza perfetta!

Maiori è uno dei principali comuni della Costiera Amalfitana. L’UNESCO ha dichiarato dal 1997 Maiori, assieme alla Costa d’Amalfi, Patrimonio dell’Umanità. 

Sorge tra Capo d’Orso e il breve promontorio che la divide da Minori ed è una splendida località balneare collocata sulla piana alluvionale che costituisce la parte terminale del canalone di Tramonti, che può vantare il patrimonio ricettivo turistico alberghiero più ingente presente sulla Costiera Amalfitana.

La cittadina è ricca di cose da vedere ed ospita un gran numero di hotel e B&B: i vicini comuni della Costa si possono raggiungere facilmente con i mezzi pubblici e con mezzi propri in pochi minuti.

Secondo la storia, le origini della città risalgono al periodo degli etruschi. Il nome originario di Maiori era Rheginna Maior per distinguerlo dalla vicina cittadina Rheginna Minor (l’attuale Minori).

La Città ha subito le vicende storiche della Divina fin dai tempi dell’Antica Repubblica Amalfitana.

Dal secondo dopoguerra Maiori ha registrato una notevole espansione urbanistica e vanta uno dei migliori tenori di vita della Campania.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel periodo del neo-realismo, Maiori fu scelta da Roberto Rossellini come set per alcuni dei suoi film: PaisàViaggio in ItaliaMiracoloLa macchina ammazzacattivi.

Molti maioresi hanno partecipato come attori, secondo i dettami del neorealismo, ai film di Rossellini, certamente non ultimo il famoso scugnizzo del film Paisà.

La cittadina è principalmente una località turistica e può contare, oltre ad una vista mirabile, anche sulla spiaggia più lunga di questo tratto di costa della penisola amalfitana. Fa parte, inoltre, del territorio di Maiori anche Erchie, uno splendido borgo meta anch’esso di tanti turisti.

La festa patronale a Maiori è prevista il 15 di agosto quando viene festeggiata la patrona Santa Maria a Mare nella solennità dell’Assunzione.

Altra importante ricorrenza è la festa dell’Avvocata, celebrata ogni anno il primo lunedì dopo la Pentecoste sul vicino Monte Falerzio.

Maiori
Veduta di Maiori e della Costiera Amalfitana dal Monte Falerzio

Cosa vedere a Maiori

Sono tante le cose da vedere a Maiori che è uno dei paesi della Costiera più grandi ed ospita diversi hotel sul mare ideali per chi vuole concedersi qualche giorno in spiaggia. Su questa pagina indichiamo le attrattive più importanti da visitare nel piccolo borgo della Costa d’Amalfi.

Uno dei monumenti principali è l’abbazzia di Santa Maria de Olearia a cui abbiamo dedicato separata trattazione ed a cui rimandiamo.

Va ricordato, poi, che Maiori può essere una base ideale, oltre che per una vacanza “tradizionale” nei principali paesi della Costa e un tuffo nelle limpide acque del territorio, anche per un soggiorno più “verde”: la sua centralità rende infatti la località ideale per trekking ed escursioni.

Proseguiamo, ora, riportando tutti i più affascinanti luoghi da visitare se vi trovate a Maiori.

Cosa vedere a MaioriCollegiata di Santa Maria a Mare

La Collegiata di Maiori, risalente al XIII secolo, fu edificata sul monte Torina nel punto in cui sorgeva la Rocca di S. Angelo distrutta dai Pisani nel 1137, ampliando una preesistente Chiesa già dedicata a S. Michele Arcangelo scampata miracolosamente alla distruzione, e il cui transetto venne adattato a Basilica per accogliere la statua lignea della Vergine dopo il ritrovamento a mare in una balla di cotone.

Il torrione originario della Rocca, scampato alla successiva demolizione, venne trasformato nel XIV secolo in Campanile con la sopraelevazione di una struttura ottagonale finestrata con bifore e trifore, sormontata da una cuspide-cornice con colonnette marmoree, in cui furono installate ben 11 campane.

Con la bolla papale del 1508 la Chiesa fu eretta a Collegiata e nell’anno 1529 fu arricchita con la costruzione di un grandioso soffitto a cassettoni eseguito dall’artista napoletano Alessandro De Fulco.

I giardini di Palazzo Mezzacapo con in alto la Collegiata
I giardini di Palazzo Mezzacapo con in alto la Collegiata

L’ampliamento e la sistemazione della Collegiata, affidata nel 1832 al noto architetto napoletano Pietro Valente, rivoluzionarono l’orientamento della chiesa che assunse l’impotente aspetto attuale con la grandiosa navata e l’ampio transetto che le conferiscono magnificenza e luminosità.

Benché costruita nell’Ottocento, essa presenta una facciata settecentesca composta da un quadro centrale e due ali laterali congiunti con lesene sormontate da capitelli, su cui si aprono tre porte, delle quali la centrale è rivestita da valve di bronzo.

L’interno è a tre navate con volte a vela scandite da sottarchi rivestiti di stucco bianco, e con massicci pilastri a stucco ornati di lesene e piedistalli rivestiti in marmo grigio.

La navata centrale è coperta da un bel soffitto a cassettoni che, per l’oro delle cornici e dei fregi, per il bianco e verde cromo dei fondali crea un notevole effetto decorativo.

Al centro del soffitto è inserita una Madonna con Bambino in rilevo, di legno finemente dorato, in campo azzurro tempestato di stelle d’oro.

Sull’altare maggiore, in una nicchia sormontata da un timpano retto da 4 colonnine rosse, è posta S. Maria a Mare, una bellissima statua in stile orientale scolpita in pregiato legno di cedro del Libano, una delle poche immagini di Vergine con Bambino scampate nell’VIII secolo alla furia iconoclasta dell’imperatore bizantino Leone Isaurico.

Navata centrale Alle pareti delle navate laterali sono esposti: 4 dipinti ex voto che illustrano interventi miracolosi della Madonna; due pale di autori ignoti, di cui una ritrae la Madonna delle Salette e l’altra Gesù sulla croce confortato dalla Veronica; un quadro della Madonna del Rosario con i Santi Domenico e Caterina da Siena.

Degni di nota sono pure il monumentale organo a canne del maestro Zeno Fedeli da Foligno e la statua della Madonna Assunta che il 15 agosto di ogni anno, al culmine della processione, abilissimi marinai riportano in chiesa facendole compiere una corsa su per la Scala Santa a mimare in questo modo la celeste assunzione.

In fondo alle navate laterali, adiacenti al presbiterio si aprono due cappelle: quella del SS. Sacramento e quella della Fuga in Egitto, meglio nota come cappella del “Cerasiello”. Dalla navata sinistra della Collegiata si accede alla sagrestia che si sviluppa su pianta a croce greca e da essa, mediante una scalinata, si arriva alla cripta, anch’essa su pianta a croce greca, con transetto e presbiterio e con pavimento figurato in maiolica.

Nella Collegiata è allestito un Museo Sacro in cui sono custoditi una collezione di codici miniati da Canto Fermo; un paliotto cinquecentesco di fattura gotica con figure sacre a bassorilievo; un bel reliquiario in ebano intarsiato della fine del XIV secolo e antichi arredi pontificali, tra cui una mitria ornata di gemme, la croce per le processioni, una pianeta e piviali di velluto.

Palazzo Mezzacapo

Palazzo Mezzacapo, un tempo sede degli uffici comunali, attualmente racchiude la biblioteca comunale, l’archivio storico, il laboratorio culturale e alcuni uffici superstiti del vecchio comune.

Si trova al centro del Corso Reginna, la via principale di Maiori. Esso è testimone del fiorente passato della città, perché un tempo era la residenza del marchese Mezzacapo.

Si accede al palazzo attraversando una porta in legno intagliata. Nel cortile interno si vedono due scale marmoree: a destra e sinistra portano ai piani superiori del palazzo,  composto da numerosi ampi vani.

Il più importante di questi è la odierna sala consiliare di riunione con un ampio soffitto a volta.

Il palazzo è stato costruito nella prima metà del XIX secolo ed è stato ristrutturato completamente dalla famiglia Mezzacapo. Durante una restaurazione svoltasi qualche anno fa i restauratori hanno rilevato che uno degli affreschi potrebbe essere stato eseguito dal grande artista Ludwig Richter.

Accanto al palazzo si trovano i giardini Mezzacapo la cui disposizione forma una Croce di Malta: essi ospitano, ogni anno, un magnifico presepio allestito da appassionati cittadini di Maiori e sono sede, in estate, di spettacoli artistici e manifestazioni culturali.

Sistema difensivo delle Torri

Il sistema difensivo delle Torri a Maiori era costituito da una serie di strutture d’avvistamento poste a difesa dei principali agglomerati urbani.

Esse erano in comunicazione sia tra di loro che con le vedette sulla costa che con il castello di Thoro-plano e con il sistema difensivo del territorio montano di Tramonti.

Oggi sono visibili la torre di Milo, in via Nuova Provinciale Chiunzi, che adesso è trasformata  in casa torre ma che, in origine, doveva essere a difesa e sorveglianza per i retrostanti abitati di Lazzaro e Lama.

Nell’entroterra troviamo, invece, la torre di Vecite, in condizioni assai precarie e prossima al crollo, ubicata in via Vecite, in prossimità di via Nuova Provinciale Chiunzi, ai piedi della chiesa di S. Martino.

Essa inoltre doveva svolgere l’importante funzione di collegamento e comunicazione tra le torri costiere e il castello di Thoro-Plano e la vallata di Tramonti e il castello di S. Maria.

Le Torri Costiere. Lungo il versante marino del territorio di Maiori, furono erette, nel corso del Cinquecento, una numerosa serie di torri costiere di avvistamento.

Esse erano parte del piano difensivo architettato dal vicerè di Napoli don Pedro De Toledo, per l’intera costa meridionale. A partire dall’estremo capo occidentale, al confine con Minori, troviamo, per prima, la torre sovrastante la grotta dell’Annunziata, la c.d. Torricella o Torre Mezzacapo. 

Essa è stata radicalmente trasformata nell’Ottocento ed oggi è conosciuta come il castello Miramare dalla famiglia Mezzacapo.

Un’ulteriore torre era posta a difesa della spiaggia, in prossimità della foce del torrente Reginna, all’altezza dell’attuale Corso.

Era in collegamento con le torri dislocate all’interno del territorio di Maiori e fu abbattuta agli inizi dell’Ottocento, quando furono iniziati i lavori di realizzazione del tratto cittadino della strada costiera che collegava Vietri con Amalfi, l’attuale Strada Statale 163 Amalfitana.

E’ ancora conservata nella sua interezza la Torre dell’Angolo o delle Formicole, oggi detta impropriamente Torre Normanna, costruita nel 1563. E’ un grosso ed imponente bastione, adagiato su uno sperone roccioso: un tempo dotato di due cannoni con lo stemma della città (trasportati, nel 1758, a Castel Sant’Elmo a Napoli).

Lungo la costa si trovavano poi, a controllo delle singole insenature, la torre dell’Acquarulo in località Salicerchie, la torre di S. Spirito, presso la Badia di Santa Maria de Olearia, la Torre Lama di Cane, la Torretta di Capo d’Orso, la Torre del Tumulo e la Torre di Erchie a difesa dell’abitato di Erchie, anch’essa cinquecentesca ma eretta per la prima volta nel XIII secolo.

Chiesa del Santissimo Rosario

La Chiesa del Santissimo Rosario fa parte del complesso ubicato all’estremo nord del corso Reginna,  istituito nella seconda metà del XVII secolo, per volontà del patrizio maiorese Leonardo Russo, miracolosamente salvatosi dalla peste del 1656.

Leonardo Russo, patrizio maiorese, dopo la morte della moglie Angela Mostaccioli e dei figli causa la pestilenza avuta a Maiori nell’anno 1650, decise di donare spontaneamente parte dei suoi beni all’Ordine di San Domenico, affinché fondasse a Maiori un convento con il nome del Santissimo Rosario.

Il 25 settembre del 1658 Leonardo Russo ratificò definitivamente e ufficialmente la sua decisione con un altro atto, redatto dal notaio Diego Costantino di Napoli e firmato dal Reverendissimo Generale Frà Giovanni Battista de Marinis.

Fu, pertanto, permesso a Leonardo Russo di usare l’abito bianco tipico dei frati domenicani, di essere chiamato Frà Domenico e di costruire finalmente il convento a Maiori.

Era retto dai Frati Domenicani e fu sede di cattedra di filosofia, teologia, matematica e filologia.

Fu soppresso nel 1809, furono sospesi tutti gli insegnamenti e dispersa, purtroppo, la ricchissima biblioteca che annoverava moltissimi libri dell’epoca ed avrebbe potuto costituire un importante lascito per il paese.

Negli anni avvenire i locali ebbero vario utilizzo: carcere, pretura e ospedale. Quest’ultima destinazione fu determinata dai militari alleati sbarcati l’8 settembre 1943. Il complesso è stato ancora utilizzato in vari modi (per un periodo fu anche sede delle scuole medie) fino al terremoto del 1980. Esso fu danneggiato gravemente e la chiusura divenne inevitabile.

La chiesa è in stile barocco, si sviluppa in un’unica grande navata. La pianta è a croce latina e l’incrocio della navata ed il transetto è sormontato da una cupola semisferica che esternamente è a forma ottagonale. L’illuminazione della navata è garantita attraverso  grandi finestre poste unicamente sul lato destro della struttura.

Gli altari laterali sono dedicati a diversi santi, raffigurati in magnifiche tele ancora oggi conservate. Il pulpito ligneo è situato alla fine del lato sinistro della navata.  Sull’altare centrale è posta una tela dedicata alla Madonna del Santissimo Rosario.

La Sacrestia è ammirevole, ha con un bellissimo arredo ligneo e  bassorilievi e fregi in stucco.

Del bellissimo organo, costruito a Napoli nella prima metà del 700, rimane purtroppo solamente l’involucro di legno, finemente dipinto e decorato.

La parte armonica è completamente distrutta ed oggi non è più utilizzabile. Anche la facciata è in stile barocco.

Il portale è in pietra lavorata finemente ed incastona un magnifico rosone. Al centro del rosone c’è un affresco raffigurante la Vergine del Rosario. Il portale è sormontato da una grande finestra a forma rettangolare incorniciata da fregi, in stucco, di evidente stile barocco.

Chiesa di San Rocco

La Chiesa di San Rocco è ubicata nella piazza Raffaele D’Amato, la principale piazza del paese, sita al centro del Corso Reginna.

Ha sostituito l’antica chiesetta di S. Sebastiano “intra moenia”, cioè dentro le mura, (da cui proviene il nome alle vicine fortificazioni, dette di San Sebastiano), fondata prima del XV secolo.

Secondo quanto scrive Staibano, l’attuale chiesa venne fondata nel 1793, forse sulle rovine della Chiesa ivi esistente un tempo di San Sebastiano all’Ulmo. La Chiesa di San Rocco ha una struttura a pianta quadra, con volta a botte, mentre sull’altare c’è un quadro, risalente al seicento, che raffigura la Madonna col Bambino tra San Rocco e Sant’ Ignazio da Loyola.

In basso, sul paliotto, si può ammirare l’antico stemma della città.

La festa di San Rocco è il 16 agosto, un giorno dopo la festa dell’Assunta nel cui programma di eventi civili e religiosi generalmente si colloca.

Cappella della Madonna della Libera

La Cappella della Madonna della Libera si trova  in via Casa Imperato. Un tempo fu la Chiesetta di San Gregorio Magno, oggi è dedicata alla Vergine della Libera.

Oggetto di devozione popolare, i Maioresi ricordano l’intervento della Madonna della Libera in diverse calamità naturali, in particolare per l’alluvione del 1910.

La Cappella della Madonna della Libera sembra essere sorta come cappella gentilizia nel XIII secolo, dedicata a San Gregorio Magno, e fu ristrutturata più volte nel corso dei secoli. Oggi, con l’evoluzione urbanistica, è quasi invisibile tra gli edifici costruiti, dopo il 1954, lungo la via Nuova Provinciale Chiunzi.

Non conserva niente dell’originale disposizione. Nell’abside centrale, sull’altare, è posta una tela ben conservata che raffigura la Madonna con il Bambino tra S. Gregorio Magno e S. Carlo Borromeo. Sul lato destro c’è una statua restaurata della Madonna della Libera. Di fronte all’entrata, infine, si trova un piccolo organo ad armadio.

Chiesa dell’Assunta a Erchie

La chiesa dell’Assunta si trova nella parte alta della frazione di Erchie.

In origine ad Erchie era presente un monastero benedettino, come accadeva per molti altri insediamenti ecclesiastici sorti nei luoghi più isolati della Costa d’Amalfi.

Il cenobio fu fondato nel sec. X e nel corso degli anni acquistò assai importanza, fino ad assoggettare non solo il casale di Erchie, ma anche tutta la vicina Cetara, per poi finire, successivamente, sotto la giurisdizione della Badia di Cava de’ Tirreni.

Dal XVI secolo i monaci abbandonarono il complesso e la chiesa divenne a tutti gli effetti una parrocchia: questa era curata dalla diocesi amalfitana ma il  beneficio era, invece, appannaggio della mensa arcivescovile di Salerno.

L’edificio è ubicato nella parte alta della pittoresca frazione di Maiori e presenta un portale in pietra seicentesco. Fu ampliata nella prima metà dell’Ottocento, allorquando era in carica l’arcivescovo di Amalfi Mariano Bianco (1831-1849) il cui stemma è posto sull’esterno della chiesa.

La parrocchiale è stato rifatta nel 1966: vi si conservano ancora oggi colonne antiche di reimpiego. Nell’abside si può ammirare un dipinto su tavola della Vergine, ricordato in una visita pastorale del 1572. Una lapide, infine, testimonia l’alluvione del 24 ottobre 1910 che distrusse quasi per intero il villaggio di Erchie e molti altri borghi della Costiera Amalfitana.

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

La Chiesa di S. Maria delle Grazie dà il nome alla borgata che la circonda ed è situata sulla riva sinistra del torrente Reginna, lungo la vecchia via che conduceva a Tramonti denominata  “Via Vecchia Chiunzi”.

Un tempo la chiesa era assai più ampia: contava tre navate, diversamente dalla conformazione odierna. Purtroppo fu danneggiata da alcune alluvioni fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, perdendo la navata sinistra (sopraelevata sulla strada con un supportico) e anche una parte del corpo centrale.

E’ sorta nel medioevo ma, diversamente da quanto sostiene una tradizione infondata, non nel 596 d.c. In principio era chiamata S. Maria de Flumine, per via della sua posizione. Gli storici narrano che per tutto il medioevo fu la chiesa principale di Maiori, in posizione centrale rispetto alle borgate più interne.

Questo perchè in quella fase gli insediamenti sulla costa non erano ancora sviluppati come oggi.

I resti ancora visibili fanno fede all’importanza e all’antichità dell’edificio. La chiesa, sopraelevata, presenta sul sagrato frammenti di colonne antiche di reimpiego. L’alto campanile, che veniva usato anche come torre di avvistamento, ha la caratteristica forma cuspidata presente negli esemplari campani tardo-medievali.

All’interno le principali famiglie di Maiori hanno lasciato loro tracce: la nobile famiglia Da Ponte possedeva la cappella gentilizia del Santissimo Crocifisso, di cui ancora si conserva la pala con la Crocefissione, del noto pittore senese attivo in Campania nel Cinquecento, Marco Pino.

Il fonte battesimale, costruito in pietra, reca  le insegne della famiglia Staibano. Nell’abside, infine, si può vedere un affresco (1920) con la Madonna tra le nuvole minacciose e i resti della chiesa dopo l’alluvione del 24 ottobre 1910.

Storia di Maiori

Fondata, secondo la tradizione, dagli Etruschi attorno al VII secolo a.C. col nome di Rheginna Major per distinguerla dalla vicina Minori detta Rheginna Minor (dal nome di due fiumi uno più grande e l’altro più piccolo detti Regina e Reginella), passa successivamente sotto il dominio romano e, nel V secolo d.C., alle dipendenze di un gruppo di famiglie capitoline che danno origine alla civis vera e propria.

Distrutta e saccheggiata nel IX secolo da Sicario duca di Benevento, fu ben presto ricostruita e fortificata con mura di difesa e torri, di cui ancora oggi sono visibili i resti. Possedimento della Repubblica di Amalfi, con divide le vicende, Maiori è sede degli Arsenali Maggiori, dell’Ammiragliato, nonché della Dogana e del Fondaco del sale.

Successivamente passa con Amalfi al Ducato bizantino di Napoli che, seppur ricchissimo e potente, attorno all’anno 1000, dovette capitolare davanti a Roberto il Guiscardo figlio di Tancredi di Altavilla che pone fine al disordine dei paesi della nostra provincia, lacerati dalle continue lotte tra Longobardi, Bizantini e Saraceni.

Iniziava così il periodo della monarchia feudale e, con essa, delle grandi trasformazioni nella struttura agricola, nel commercio e nella vita cittadina, tanto che Maiori ebbe una fiorente marina mercantile e fu in grado di costruire navi di grande portata.

All’invasore normanno che stava gettando le basi di un progetto unitario italiano, il Papa oppone una Lega, partecipi tra l’altro i Pisani, acerrimi nemici di Amalfi, che nel giugno del 1135 misero a ferro e fuoco l’intero litorale e, successivamente, nel 1137, oltre a distruggere e saccheggiare la città di tutti i suoi tesori, abbatterono tutte le fortificazioni.

Lontani i forti ducali, per Maiori i secoli scorrono lenti e bui; solo le attività economiche come le cartiere, gli opifici e le concerie disposte lungo la valle del fiume Rheginna, e soprattutto la flotta mercantile continuano a dare lustro alla città.

Il violento maremoto del 1343, la peste del 1348, le incursioni piratesche e le terribili alluvioni, provocano inevitabilmente il declino di Maiori. La sua ricostruzione stravolge radicalmente le sembianze cittadine, spuntano alberghi e palazzi: parte l’avventura turistica.