Furore

Posta in un profondo vallone lungo le pendici dei monti Lattari, Furore ben si inserisce nello scenario della Costiera Amalfitana. Le rocce a strapiombo, la vegetazione abbarbicata alle pareti, i gruppi di case ricavate con tenacia dal suolo impervio, le onde che si infrangono tra gli anfratti della costa, il colore profondo del mare e la spiaggetta disseminata di barche, hanno reso questo borgo un episodio naturale ed antropico di grande suggestione. Qui È possibile ritrovare se stessi, scoprire la pace, la semplicità  e la serenità.

Il Fiordo di Furore
Il Fiordo di Furore

Storia di Furore

Furore fu fondata, molto probabilmente, da un gruppo di famiglie romane che per sfuggire alle orde vandaliche si rifugiarono sui monti Lattari dando vita a Scala e Ravello, e successivamente, sulla costa ad Amalfi, Atrani e Furore. razie alla sua particolare conformazione geografica Furore restò una roccaforte inattaccabile anche durante le invasioni saracene. I suoi abitanti si dedicarono all’artigianato e alla pastorizia, oltre che alle attivitÀ  marinare ed al commercio usufruendo del fiordo come porto naturale: qui si svolsero fiorenti traffici e vi si svilupparono antiche forme di industria, in particolare cartiere e mulini alimentati dal torrente Schiato che scendeva dai monti Lattari.

Furore oggi: il Fiordo e i dipinti

Furore, come molti paesi della Costa di Amalfi, è caratterizzata da una zona abitata a monte e da un nucleo sulla costa, la marina di Furore, meglio conosciuta come Fiordo di Furore. Il paesino, con poco più di 1000 abitanti sparsi su una striscia di territorio a 300 m sul livello del mare, è una catena di piccole case che si sviluppa su tornanti tortuosi tra ulivi e viti e che discende a mare mediante un sentiero, in parte in gradini.

Il Fiordo è invece una profonda fenditura nella roccia, formato in origine dal torrente Schiato, che crea un panorama quasi dolomitico, dove il mare si innalza, spumeggia e si insinua nella terra quasi a fecondarla, con un rito che si ripete attimo dopo attimo: una furia incessante che si infrange sulla scogliera durante le tempeste e che ha finito per attribuire il nome magico e bizzarro al paese: Terra Furoris da cui Furore.

Il borgo marinaro, costituito da un grappolo di casette aggrappate al fianco di una parete del fiordo, la vecchia cartiera, il mulino, la chiesetta nella roccia, le scalinatelle sfuggenti, il sentiero perduto nel bosco, il monazeno di Anna Magnani, invitano ad intraprendere il viaggio in questo mondo incantato. E per finire i murales, questi fantastici muri d’autore, che fanno di Furore un autentico museo all’aperto dove l’asprezza del territorio viene mitigata dalla fantasia degli artisti che, con le loro opere, hanno dato un’identità culturale al paese: Luigi e Rosario Gazzella, Leone, Padula, Di Meglio, Vettori e artisti stranieri come Gilow, Werner, Wontroba, Argan e Lopez tanto per fare dei nomi. Per questo Furore aderisce all’Associazione Italiana Paesi Dipinti, ed è una peculiarità  di cui giustamente va fiera.