Cetara

Un antico borgo marinaro che sorge ai piedi del monte Falerzio, si distende in una profonda e verdeggiante vallata fiancheggiata da vigneti e agrumeti realizzati su terrazzamenti sostenuti da muri a secco, e che si apre a ventaglio sulla fascia pianeggiante a livello del mare. Cetara (da Cetaria: tonnare; o da Cetarii: pescatori e venditori di pesce; o ancora da cetarium: stabilimento per la salagione e conservazione del pesce), è un vero e proprio borgo pescatorio rimasto intatto, dove il legame con le antiche tradizioni marinare.

È tuttora vivo e presente e caratterizza fortemente l’attività  economica basata soprattutto sulla pesca. Attualmente possiede una delle più importanti flotte tonniere del Mediterraneo e vanta stretti contatti con Nemour in Algeria, con Séte e Marsiglia in Francia dove vivono e operano numerosi discendenti cetaresi stabilitisi nel primo e secondo dopoguerra per svolgere la propria attività  peschereccia.

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Nella foto, Cetara in estate

La numerosa flottiglia di cianciole, dotate delle caratteristiche lampare, assicura un abbondante pescato di pesce azzurro che viene lavorato e conservato sotto sale o sott’olio dalle piccole industrie di conservazione del luogo. Negli ultimi anni l’utilizzo della tecnica della colatura di alici, rielaborazione alto medievale del Garum romano, è stata riproposta come prezioso condimento, tipico della ristorazione locale.

Storia di Cetara

Le origini di questo borgo marinaro risalgono forse all’alto medioevo. Durante il Medioevo il suo territorio, quasi sicuramente disabitato, apparteneva alla giurisdizione della città  etrusca di Marcina, coincidente molto probabilmente con Vietri sul Mare come riportato nel Chronicon Salernitanum.

L’insediamento marinaro dovette costituirsi nella seconda metà  del IX secolo, quando si stabilì nella vicina Fuenti una colonia di Saraceni, che vi tenevano nascoste le loro galee per compiere scorrerie lungo la costa.Verso il 988 intorno alla chiesa di S. Pietro Apostolo cominciò a svilupparsi l Insediamento sul mare e sulle colline laterali in quel periodo la parte orientale del territorio di Cetara apparteneva al principato longobardo di Salerno, mentre quello occidentale era inserito nel ducato romanico bizantino di Amalfi i cetaresi pagavano lo ius piscariae, la decima della pesca al vescovo di Amalfi dal quale dipendevano fin dal 1030, per passare poi nel 1120 sotto la dominazione politica di Amalfi; successivamente furono assegnati dal duca Guglielmo al monastero benedettino di Erchie ed infine all’abbazia della S.S. trinità  di Cava, collegata con i monasteri benedettini in Africa con i quali scambiava merci e pellegrinaggi.

Al tempo della repubblica marinara i Cetaresi, come tutti gli abitanti costieri del ducato di Amalfi, imbarcati sulle navi della repubblica, parteciparono alle attività  marittime e commerciali contribuendo in maniera attiva al ciclo triangolare del commercio amalfitano, che aveva quali vertici l Italia meridionali, l’Africa settentrionale e l Impero Bizantino. I suoi pescatori, così come quelli della costa di Amalfi, applicarono alle loro attività  il capitolo sulla ripartizione degli utili, menzionato nella Tabula Amalphitana, raccolta di leggi marittime, che prevedeva la divisione degli utili derivanti dalla vendita del pescato in tre parti uguali, di cui una aspettava al proprietario della barca, un’altra al comandante e la terza all’equipaggio. Nel maggio del 1534 la flotta turca di Sinam Pascià , chiamata dal principe Ferdinando Sanseverino, ribelle a Carlo V, saccheggiò dapprima i villaggi di Erchie e Soverano e poi attaccò Cetara, prelevando circa 300 uomini e trucidando chiunque si rifiutasse di imbarcarsi sulle sue galee.

In seguito a quella triste vicenda e per preservare il territorio da altri attacchi improvvisi, si decise di costruire nei pressi della spiaggia la torre di avvistamento detta Vicereale, ancora oggi in ottimo stato. Da allora, peraltro, iniziò la decadenza di Cetara. Soltanto il 1° gennaio del 1838, dopo secoli di liti e contese, Cetara fu elevata a comune indipendente e reputata da Vietri, dopo un primo tentativo respinto dall’università  di Cava nel 1486.   Con l’Istituzione del comune i cetaresi si sentirono appagati sulla loro secolare aspirazione ad essere amministrativamente autonomi.